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Una condizione · Parte 4 di 10

Il caffè, il panificio e un traghetto molto improvvisato

Una moto con borse laterali e bauletto è fissata con cinghie gialle sul ponte auto di un traghetto, allo specchietto è appeso un casco giallo, dietro altre moto.

La mattina dopo alle sette ero in una cucina che non era mia e stavo vivendo il collasso dell’approvvigionamento di base.

Niente caffè.

Non voglio sdrammatizzare. L’appartamento aveva tutto: fornello, frigorifero, piatti, pentole, un bollitore. Quello che non aveva era qualunque cosa con cui si potesse fare il caffè. Nessuna macchina, nessuna moka, niente caffè macinato, niente capsule, niente.

Ho aperto le ante, una dopo l’altra, e ho guardato dietro le pentole. Lisa era ancora a letto e commentava la situazione dalla stanza accanto. Si lamentava e imprecava, e aveva ragione. Non cito.

A risolvere la cosa è stato un panificio in paese, che non avevamo scelto di proposito. Siamo semplicemente partiti, con il motto: vediamo cosa troviamo. Cinque minuti in moto, un bancone, una macchina, un uomo che poco dopo le sette prepara un espresso da bere in piedi. Il caffè era buono - probabilmente perché era caffè, e c’era bisogno. Accanto un dolce, qualcosa di sfogliato. Buono, ma niente di speciale.

Verso sud, ma fino a dove

E poi eravamo lì, sazi e svegli, e ancora senza un piano.

Verso sud - deciso. Fino a dove - aperto. Montenegro - in teoria. Dubrovnik - più probabile. E tra noi e l’uno e l’altro c’erano parecchie centinaia di chilometri di strada costiera, bella, ma che in piena estate per lunghi tratti è fatta di camper e impazienza. E poi? Rifare la stessa strada al ritorno? In più c’era un amico in Italia che non vedevo da troppo tempo, e da qualche parte oltre, il Passo dello Stelvio.

L’ha detto Lisa.

«E se prendessimo il traghetto per l’Italia?»

Ne è seguita una pausa di circa otto secondi, in cui ho passato in rassegna tutti gli argomenti contrari. Non ce n’erano. È il vantaggio di un viaggio con una sola condizione - la condizione era soddisfatta. Tutto il resto era un bonus, e un bonus può cambiare.

Quindi: traghetto per Ancona.

Salpa da Spalato, e da Pag a Spalato sono 210 chilometri. Su quei 210 chilometri non c’era: niente. Paesaggio lunare, villaggi di bungalow abbandonati, nessun hotel. Quel giorno sono quasi morto di caldo.

Quello che è venuto dopo è stata la parte meno dignitosa di tutto il viaggio, e la descrivo nei dettagli perché la vive chiunque e nessuno la scrive.

Dove diavolo si compra, in un porto croato, un biglietto per il traghetto?

Non online, se il traghetto salpa tra quaranta minuti. Non al terminal, quello che ha l’aria di un terminal. C’è un edificio dove ha sede una compagnia di navigazione che non è la tua. C’è un container con un cartello in quattro lingue, nessuna delle quali è più aggiornata. C’è uno sportello che a quest’ora non è presidiato, e un secondo che è presidiato ma vende biglietti per i catamarani. Ci sono tre agenzie vicino al porto, due delle quali fanno esattamente quello che ti serve, e nessuna è riconoscibile da fuori.

Abbiamo girato in tondo con tutta l’attrezzatura da moto addosso a trentadue gradi, cento metri avanti e indietro tra i paletti di cemento, e a ogni giro i minuti diventavano meno. Alla fine un uomo che vendeva sigarette ci ha indicato col dito la porta giusta. Era una porta a vetri in un edificio del porto, e da fuori non si capiva che dietro ci fosse una biglietteria.

Dieci minuti dopo avevamo due biglietti.

Senza cabina.

Ponte, non cabina

Le cabine le prenotano quelli che pianificano. Noi non avevamo pianificato. Noi avevamo il ponte. All’aperto, sdraio se sei veloce, pavimento se no, per una notte intera attraverso l’Adriatico.

Al momento della prenotazione lo ritenevo un compromesso accettabile. Alle tre di notte ero di un altro parere.

Imbarcarmi sul ponte auto era per me una prima volta. Rampa d’acciaio, fondo unto d’olio, pendenza, un uomo che dava indicazioni con gesti di un’altra famiglia linguistica. A fissare la moto con le cinghie ci ha pensato il personale di bordo, e non c’era niente da ridire.

La sera sul ponte era bella. Davvero. Caldo, vento, le luci della costa che si fanno più piccole. Due sdraio tra famiglie rumorose con bambini, e a un certo punto ci siamo addormentati.

La notte era meno bella. Fino alle tre abbiamo dormito sul ponte. Poi è diventato troppo freddo e troppo umido, e ci siamo trasferiti dentro, nella hall, sul pavimento.

Giorno 4 in numeri

VoceValore
Distanza210 km, più il traghetto notturno
Da - aisola di Pag - Spalato, la sera in traghetto per Ancona
Passi e quotastrada dell’entroterra, nessun passo
PaesiCroazia, di notte in mare verso l’Italia
TraghettoSpalato - Ancona, ponte senza cabina
Pernottamentosul ponte fino alle tre, poi nella hall sul pavimento

Foto e screenshot mostrano l’app con dati cartografici © contributori di OpenStreetMap, disponibili con licenza Open Database License.